sabato 5 maggio 2007

Post Rock

di Alessio Strazzullo

Prima di addentrarci ancora nel mondo delle band emergenti napoletane e campane mi sembra giusto fare una precisazione. Sembra quasi che ogni epoca abbia il proprio genere musicale, o meglio, che in ogni epoca si sviluppi un genere nuovo, o una rivisitazione di generi passati, parallelamente alle “grosse” tendenze, quelle immortali. Così abbiamo visto la catalogazione e l'estenuante ricerca di un'etichetta per ogni venatura di un genere, è stato così per il jazz, è stato così per il metal. Dopo aver riflettuto un po' mi è sembrato di capire che ciò che colpiva maggiormente la mia attenzione musicale (oltre ai generi immortali) fosse un prodotto tipico degli ultimi dieci anni.

Io non amo particolarmente la catalogazione della musica, non credo renda giustizia ai gruppi presi in riferimento, ma esprime bene le motivazioni di determinate scelte e traccia un profilo del contesto in cui determinate band nascono e crescono. Per questo mi è sembrato giusto portare all'attenzione di chi legge tale rubrica l'esistenza del fenomeno “Post Rock”.

Cito Wikipedia: “L'espressione fu coniata da Simon Reynolds in un articolo sul numero 123 della rivista musicale The Wire (maggio 1994) e si riferiva originariamente a gruppi come Stereolab, Disco Inferno, Seefeel, Bark Psychosis e Pram; in seguito il suo significato venne esteso (diventando anche più ambiguo) fino a includere gruppi come Slint, Explosions in the sky, Tortoise o Mogwai.”

Fin qui tutto chiaro, abbiamo una data di inizio e gruppi di riferimento. Ma chi ha ascoltato anche solo per curiosità due dei gruppi in questione sa che è difficile trovare punti d'incontro e esperienze comuni alle band. Cos'è quindi il Post Rock?
Wikipedia prova ancora a darci una risposta.

“L'espressione post-rock indica, in senso ampio, un genere musicale che utilizza una strumentazione rock (chitarra elettrica, basso, batteria) in modo non conforme alla tradizione del rock stesso, attingendo più da altre tradizioni della musica leggera quali soprattutto jazz, musica elettronica, krautrock o simili.”

Per me può essere accettabile, ma solo perché ho bisogno di una definizione. Eppure qualcosa resta sempre non espresso, tutto sommato questa definizione non mi soddisfa pienamente. Riflettendo meglio sulla questione “definizione” mi rendo conto che tutto ciò che mettevo sotto l'etichetta del Post Rock era una serie di dati, emozioni, evocazioni musicali.
La scena “Post Rock” italiana sembra essere in ogni caso relegata all'Underground. Ho cercato e trovato (sempre grazie ad internet) un paio di gruppi interessanti e tre ragazzi che dedicano un intero blog a tutto ciò che può essere racchiuso nel fenomeno “Post Rock”.

Con tranquillità e caparbietà possiamo provare a venirne a capo.

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